ISMETT, nuove tecniche contro obesità e diabete di tipo 2

04/07/2013

È stato impiantato per la prima volta in Italia l’Endobarrier, dispositivo che produce gli stessi effetti dell’intervento chiurgico di bypass intestinale. La procedura è stata eseguita per via endoscopica presso l’ISMETT (Istituto Mediterraneo per i Trapianti e Terapie ad Alta Specializzazione) di Palermo da Mario Traina, responsabile dell’Unità di Gastroenterologia, ed Anna Casu, responsabile dell’Unità di Diabetologia. Ad essere sottoposta all’intervento è stata una donna siciliana di 42 anni. Attualmente l’Endobarrier è stato sperimentato con successo nei migliori centri medici europei, ma non era ancora disponibile in nessun ospedale italiano. ISMETT ha avviato l’utilizzo di questo dispositivo in via sperimentale, grazie ad uno studio clinico finanziato dall’University of Pittsburgh Medical Center (UPMC), il partner americano che gestisce l’Istituto Mediterraneo.
La tecnica consiste nell’introdurre un dispositivo endoscopico nel lume duodenale del paziente con l’obiettivo di ridurre l’assorbimento di cibo e probabilmente modificare la produzione di insulina. I vantaggi dell’utilizzo di questa tecnica, rispetto alle tecniche di chirurgia per l’obesità, sono molteplici. Si tratta di una procedura meno invasiva che non prevede l’utilizzo della chirurgia. Il paziente sottoposto a questo tipo di trattamento può lasciare l’ospedale entro 48 ore. Inoltre, è una procedura reversibile: il dispositivo, una volta inserito, può essere sempre rimosso. Infine, è meno costosa rispetto alla chirurgia tradizionale contro l’obesità.
L’Endobarrier è un tubo impermeabile e flessibile ancorato al bulbo duodenale con un’ancora rimovibile. I medici fanno scivolare una sorta di “guscio protettivo” attraverso la bocca del paziente tramite endoscopio e il dispositivo, una volta inserito nel duodeno, crea una barriera tra il cibo e la mucosa intestinale. Il device può restare in sede fino a 12 mesi, poi viene rimosso.